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Li-Bertè
è un sito democratico :-) e così abbiamo deciso di inserire in questa
pagina due pareri differenti sul nuovo brano di Loredana Bertè "Non mi
pento" Eccoli di seguito: il primo è di Ingressolibero, il secondo di
Baby, utenti del nostro
Forum
Commento1: "L'amore
che non ha futuro per colpa di uno".
Comincia così, con voce ipnotica, suadente e profonda l'ennesimo
capitolo che Loredana Bertè dedica al Perduto Amor. Voce e chitarra sono mixate
alla perfezione. Le corde sono nervose e nevrotiche, instabili, cupe e
bellissime. Lasciano presagire un'apertura maestosa e visionaria.
Il canto è perfetto nel suo dolore tenuto a freno. C'è un carisma
quasi mistico, un'intensità introspettiva capace di evocare immagini
ed emozioni. Fra luci ed ombre del testo, estasi e tentazioni di una
spina dorsale musicale che all'inizio pare indovinata.
Loredana canta da afona. Non perchè sia afona ma perchè sceglie -
deliberatamente - di cantare così. Tuttavia convince, emoziona, è
pulita senza essere noiosa, chiara senza essere scontata. Non passa
nemmeno per la testa, per lo meno al primo ascolto, che per ottenere questo
effetto, in studio devono aver messo un "guadagno" così alto ai
microfoni che se avesse singhiozzato si sarebbero spaccate le casse.
Ma.. questo è un pelo nell'uovo!
Il primo intoppo arriva al 52esimo secondo: "Fare a meeeno di te".
Non riesce a tenere il filato. Sul quel meeeno c'è una vistosa caduta.
Perchè ha scelto - ancora deliberatamente - di non coltivare e
proteggere la voce.
Si ricomincia. Altra strofa, uguale alla prima. Solo un po' più
robusta la presenza ritmica. Non è un blues, non è rock, e Dio, fa che
non sia pop. L'andamento ritmico somiglia pericolosamente a
"Ufficialmente dispersi", ma meno ricco, meno curato.
Poi c'è un verso molto bello, forse il più bello: "L'amore che ti lascia
affamato come un lupo d'inverno, quando al primo lamento trovi attorno
il deserto". L'intensità dell'interpretazione fa dimenticare che il
pezzo non trova una vera e propria svolta.
La scrittura musicale resta ferma, non c'è crescita, progressione, non
c'è stupore e meraviglia. Anche se il ritornello vince (in radio) e
convince (il radioascoltatore), la torta appare senza lievito.
A 2 minuti e 20 secondi inizia il pasticcio.
I coretti che vorrebbero sopperire alla mancanza di sviluppo musicale
(sviluppo che, ad esempio, possiede Mufida, che infatti parte e
raggiunge l'infinito) producono il fastidioso effetto di un plotone
rosa versus il Maschio traditore che è un tema ormai vecchiotto. Le
citazioni (dal Comandante Che, ad esempio, mascherano un deficit di
ispirazione dell'autrice. La batteria insiste per coprire l'assenza di
un vero lavoro di arrangiamento. Perfino quel "Lunaaaa" (che come ha
fatto giustamente notare qualcun'altro diventa Lunaaaaeee) non
raggiunge la solenne disperazione di quel che fiiineeee urlato sul
palco sanremese. Che
dire? Un pettirosso che non riesce a spiccare il volo e che (questo è
il difetto che più delude) non stupisce, non meraviglia, non
sorprende. Tuttavia questa è un'analisi a caldo.. si può sempre
cambiare idea agli ascolti successivi. Poi, per carità, è il ritorno
della Tigre, finalmente esce il disco, sarà una radio hit....
Commento
2:
L'attesa, che definire interminabile sarebbe ancora un eufemismo, si
spezza finalmente con "Non mi pento", primo singolo di Babybertè.
Il brano mi ha letteralmente rapito al primo ascolto, grazie
soprattutto all'enorme potenziale melodico e allo stile, misuratamente
rock-blues.
Molti ascolti dopo, proporrei una chiave di lettura per interpretarlo:
quella dell'EQUILIBRIO.
"Non mi pento" è in bilico, in molti sensi, poteva facilmente cadere
di qua o di là, ma regge fino alla fine. C'è EQUILIBRIO tra la
facilità di ascolto di un brano estremamente orecchiabile che però non
scade mai nel "tormentone" fine a se stesso.
C'è EQUILIBRIO tra passaggi lirici molto immediati e semplici (Perché
il più innamorato è sempre quello sfigato) e altri più evocativi
(L’amore che sfida la sorte fa bella anche la morte).
C'è EQUILIBRIO tra la dimensione necessariamente radiofonica di un
singolo e l'aspetto cantautorale che da anni domina la musica di
Loredana Bertè.
C'è EQUILIBRIO nel cantato, misurato ed emozionante, con qualche
"graffio" sopra le righe per ricordare sempre, senza urlare, che chi
canta è una tigre, non una sciuretta.
C'è EQUILIBRIO nell'uso delle citazioni, ormai veri e propri topoi
dello stile-Bertè, necessarie ancor più ora per stabilire una
continuità con un passato molto, troppo lontano (8 anni sono 8 anni!).
C'è EQUILIBRIO infine in una musicalità fluente, evocativa all'inizio,
incalzante poi, che penetra sotto pelle, si fa ricordare (la cosa più
importante in assoluto per un singolo), e che pur riprendendo alcuni
spunti già tipici dell'universo sonoro Bertè (Ufficialmente dispersi
nella ritmica, Portami con te nell'intenzione, i cori taglienti a-la
"Condominio numero 10"), aggiunge qualcosa di nuovo nel semplice,
riuscitissimo tentativo di offrire una summa, appetibile anche ai non
fedelissimi, delle potenzialità easy e insieme cantautorali della
Nostra. Voto: 8 in sè, 10 e lode come singolo!
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