ANCORA INCAZZATA CON IL MONDO, TORNA LOREDANA CON LA SUA CREATURA BABYBERTE’  E RACCONTA DELLA MUSICA (ANALOGICA!), DELL’AMORE DI GIULIETTA E ROMEO E DI QUEL VIAGGIO A NEW YORK CON PELE’, FELLINI E I SAVOIA. LA STORIA DI UNA VITA A COMBATTERE CONTRO I PREGIUDIZI E…. LA VOGLIA DI CIOCCOLATA.

 

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Anche se sai che all’appuntamento si presenterà con la minigonna, che avrà gli occhiali neri e che avrà voglia di protestare Loredana Bertè non è come te l’aspetti.

Mentre scende dal taxi noti subito che non c’è niente di ordinario in lei, nulla che possa rimandare a qualcun altro. Gli occhi e gli occhiali neri, la sua voce, quella minigonna non sono i suoi tratti distintivi, sono Loredana. Anche il rossetto rosa che porta sembra non potersi separare da lei: ”I miei vicini che me l’hanno portato dall’America dicono che è indelebile. Mah, bisognerebbe fare la prova del bacio”. E togliersi il dubbio. Ci sediamo.

“Caffè?” - “No”.

“Acqua?” - “No”.

“Portacenere?” - “Quello si” - e sfila una Marlboro che tiene nel pacchetto morbido dentro una soffice pochette rosa. Una sigaretta per stemperare la tensione . Perché siamo qui per parlare  di BabyBertè, il suo nuovo album, ma è come se le domande sull’argomento la infastidissero.

BabyBertè è stato un parto plurigemellare che è durato anni. Ci ho messo cinque anni”. E racconta il suo travaglio: “In sola come un cane dico “E volare ad alta quota dove la vita non è vuota e pensare di me stessa che non sono più la stessa”, Ecco io li immagino che sta cavolo di mentalità maschilista che c’è nella musica forse cambia, cioè che io riesco a finire il disco, che io riesco ad arrivare alla meta che mi sono fissata e quindi immagino – dà un tiro alla sigaretta – che quando tutte le rotture di palle sono passate, sarò più felice e potrò volare ad alta quota dove la vita non è vuota. E pensare di me stessa che non sono più la stessa, cioè incazzata nera”.

Ora il disco l’hai finito. Ti senti un po’ meno incazzata? “In parte si. Le acque si sono rotte e il disco è partorito”.

Ora bisogna svezzarlo. “Questa baby va svezzata da un milione, due milioni di persone che compreranno il disco”.

Cifre che ricordano i tempi gloriosi, quelli del vinile. E’ di questo che parla il pezzo di Renato Zero, “Deliri a 45 giri”, che hai inserito nel tuo disco? “Io passo mesi a casa di Renato, questa era una delle tante cose che mi faceva sentire lui. Un giorno mi fa ”A nì, vuoi provare questa cosa molto carina, molto anni ’60 dedicata al vinile che non c’è più? Ti ricordi quando avevamo il giradischi?” Che bello che era”.

E’ per questa nostalgia che hai registrato il disco in analogico? “Io ho fatto solo dischi in analogico. Perché avrei dovuto cambiare solo per questo?”.

Cosa non ti piace del digitale? “E’ finito. Nell’analogico o ci sei o non ci sei. Con il digitale riesce a cantare pure la portinaia di casa mia. Io faccio massimo due piste dall’inizio alla fine”.

E i tuoi collaboratori si sono adattati? “Uh, una rottura di scatole. I musicisti si sono abituati a non suonare più. Fanno otto battute e con il pro-tools arrivano fino alla fine, ma a me sembrano tanti commercialisti con quel computer davanti. Gliel’ho vietato di usarlo. Cantando io in diretta dovevano suonare pure loro in diretta dall’inizio alla fine”.

Comunque alla fine ce l’avete fatta. “Si, però avrei potuto fare un disco doppio con il materiale che ho a casa”.

E invece? “E invece questo mi è già costato 450 milioni. Anzi se non facevo MusicFarm non avrei avuto nemmeno quest’anno i soldi per produrlo. Ho fatto tutto da sola perché purtroppo nel mercato discografico delle major dopo una certa età le donne sono da buttare. Se poi hai un rotolino di grasso non ti dico. I maschi invece possono essere come vogliono. Pino canta sdraiato addirittura. Ma lui se lo può permettere. Loro possono avere i capelli bianchi. Le donne invece, superata una certa età, devono andare a fare l’uncinetto”.

Come mai? “Che ne so. E’ la mentalità italiana. Però se guardo le classifiche mondiali vedo Elton John, i Rolling Stones, Joe Cocker, Tom Jones, Paul McCartney, il Boss, Tina Turner, Aretha Franklin. A nessuno interessa se quella è ingrassata e sembra un baule. Conta la voce e la voce è la stessa”.

Cosa manca alla musica italiana oggi? “Mancano le idee e la voglia di investire denaro. Nessuno si cura più delle copertine dei dischi e non capiscono che sarebbe un deterrente per la pirateria. Una bella copertina è un oggetto prezioso che vuoi possedere”.

Pensi alla versione in vinile di BabyBertè? “Edizione limitata in 10.000 copie”.

Come ti proteggi dalla pirateria musicale? “Ho dei fans molto intelligenti, perché sui siti se tu senti di scaricare i miei pezzi ti viene fuori Wanna Marchi”.

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