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PARTE 2 - SEI BELLISSIMA -
Una
caratteristica dell’album sono i messaggi in segreteria lasciati dai
tuoi amici che si alternano alle canzoni. Asia Argento, Renato Zero,
Dori Grezzi. Il più toccante è quello che lascia
Asia mentre dall’America ascolta
Sei
bellissima.
“Asia è molto
affezionata a quella canzone. C’è una scena del suo ultimo film in
cui entra in un bare in sottofondo si
sente Sei bellissima.
Potrei fare venti cd con i messaggi che i fans mi lasciano in
segreteria e dicono stiamo ascoltando tutte le canzoni del tuo
repertorio”.
Asia Argento
ha avuto un ruolo decisivo per
BabyBertè.
“Ha già
realizzato tre video e girerà tutti gli altri. Sono andata in sala
di registrazione perché lei aveva fatto quelli”.
Con la
bellezza come va? In
Strade di fuoco confessi
che il frontale con lo specchio fa male
“Ho passato anni a
coprire tutti gli specchi. Non sopportavo di vedere la mia immagine
riflessa. Quello era un momento che, penso,
capita a tutte le donne”.
E poi hai
smesso con la cioccolata.
“Si,
ma ancora mi manca. Rinunciare alla Nutella
per due anni è dura. La Ferrero mi
mandava il barattolo, quello grosso (Fa segno con la mano ad
indicare un’altezza di una ventina di centimetri,
nda). In venti giorni
era già finito”.
E poi come sei
riuscita a farne a meno?
“Ho buttato
il barattolo e basta. Allora Renato mi fa:”Aspetta
un attimo, nì, che prendo l’indirizzo e me lo faccio mandare a me”.
Adesso gli arriva a casa a lui”.
Sei ancora
profondamente legata a Renato Zero.
“Ci vogliono dieci
pagine di intervista per raccontare questo rapporto. Da quando
avevamo undici anni stiamo insieme. E’ un fratello, quello che avrei
tanto voluto e non è arrivato, ma l’ho incontrato nell’arte e nella
vita”.
Nei testi del
disco per ben due volte “pensieri” fa rima con “neri”.
“Anche con occhiali,
perché i pensieri sono neri come i miei occhiali. Porto spesso gli
occhiali da sole perché non mi va di guardare in giro.
Per isolarmi in mezzo alla gente di cui non mi frega niente
mi metto gli occhiali”.
Cosa ti dà
fastidio?
“A me dà fastidio
l’ignoranza. Ad esempio uno sponsor come il cepu: è
altamente diseducativo perché ha puntato
una campagna pubblicitaria sul gattino nero, sulla jella. Ci ho
scritto una canzone apposta,
Mufida (Sorella,
in arabo, nda). E’
dedicata a Mimì. C’è il verso “per i gatti neri razza quasi estinta,
contro l’ignoranza del paese che avanza, nell’indifferenza di fronte
a un assassino”.
A proposito di
assassini, hai inserisco nel disco
Una storia sbagliata di
De André e Bubola. La canzone è dedicata a Pasolini. Tu come l’hai
vissuto?
“Non l’ho mai conosciuto
di persona, ma l’ho sempre amato”.
Esiste un
poeta e profeta come lui ai nostri giorni?
“Di Pasolini senz’altro
ce ne sono ancora, ma già allora era un’impresa quasi impossibile ad
esprimersi. Infatti lui è stato
boicottato, massacrato da vivo e da morto”.
E a trent’anni dalla morte non si sa chi l’ha
ucciso.
“Si sa, si sa, non era
mica uno”.
Tu dici che non passa
giorno che non te la prendi con Dio. Se Dio avesse avuto un
volto di donna ti avrebbe capito meglio?
“Non
gliene avrebbe fregato niente lo stesso. Dio non esiste o almeno è
un po’ assenteista. Lo ha detto pure Wojtyla una volta”.
Quando sarebbe
servito e invece non c’era?
“Basta
che mi guardo indietro, mi chiedo spesso dov’era. O era troppo
occupato oppure non c’è nessuno lassù. Su
Pettirosso da combattimento
avevo scritto in Treno
Speciale: mi sembra di stare dentro a un convoglio
ferroviario che si ferma stazione per stazione e qualcuno
viene preso a calci, deve scendere e si
becca la vita che si ritrova, mentre qualcun altro che nasce con la
camicia, scende ad un’altra stazione. Penso che la vita abbia una
cosa su cui è imparziale: Il cuore lo spezza a tutti”.
Tu fai rimare
Innamorato con
Sfigato.
“L’amore è uno stato di
grazia. E’ un treno che ti investe in pieno. Superata la fase di
innamoramento, in una coppia c’è sempre qualcuno che ama più
dell’altro. Poi c’è un altro tipo di amore, quello che fa bella
anche la morte. Penso a Giulietta e Romeo, a quelli che per amore si
sono suicidati. Sono storie di cronaca”.
Ma sono
rare…
“L’amore
che capita a noi è quello del nostro scontento, quello che ti lascia
come i lupi d’inverno quando hanno fame.
L’amore è già una fortuna incontrarlo una volta, forse, nella vita”.
E adesso?
“Adesso
penso solo a me. Ho ricominciato a mettermi le creme e mi dedico a
me stessa. Infatti quest’anno è stata la
prima volta che sono andata al mare”.
Dopo quanto
tempo?
“Dieci anni. Era un film che mi sono
fatta tutta da sola, perché il giorno della tragedia di mia sorella
ero talmente scossa che mi sono chiesta che sarebbe successo se
avessi fatto un viaggio in meno per starle vicina. Avrei pagato
chissà cosa per aver passato con lei, non dico una settimana, ma
anche solo un giorno per chiederle le cose che non le avevo mai
chiesto, per dirle altrettante cose che non le ho mai detto. Allora
per punizione mi sono imposta di non andare più al mare. Mi hanno
dato l’impulso le mie radici meridionali, da donna del sud che si
mette il velo nero quando sta in lutto.
Avevo deciso che avrei rinunciato alle scollature e al mare”.
E
che effetto ti ha fatto tornarci?
“Beh, un
po’ di sollievo me l’ha dato, ma non è vero che il tempo cancella
tutto. Anzi è il contrario”.
E adesso
come stai?
“Sento
rabbia, impotenza. Anche perché io vivo in un paese di ignoranza
atavica, di caccia alle streghe. Questa ignoranza ti strumentalizza
nel mondo della musica. Per far fuori un artista basta dire che
porta jella e quello è rovinato per tutta la vita. Mimì per quindici
anni non ha potuto cantare.Quindici anni di grande musica in meno
che abbiamo. Ecco perché non posso sopportare un cepu del cazzo che
si permette di dire che un povero gattino nero porta sfiga. Nel
mondo della musica questa tattica si usa molto: per far fuori uno
che è davvero bravo si mette in giro la voce che porta jella. A Pupo
che porti jella non gliel’ha mai detto nessuno. A Mimì l’hanno
colpita a 15 anni, al primo
ballo”.
Con te hanno
provato a fare la stessa cosa?
“Come no?!
Ma li ho denunciati immediatamente. Già dovevo sopportare che mia
sorella piangesse dalla mattina alla sera
perché era sta emarginata, da gente molto famosa poi. C’era il veto
assoluto su Mia Martini. Non si poteva
nemmeno nominare. Quindi quando hanno cominciato a fare la stessa
cosa con me, gli ho tagliato subito le gambe. A quella deficiente
della Rettore che ci ha provato ho fatto
una causa che è durata tre anni. Ma in confronto a quello che ha
dovuto sopportare Mimì non è stato niente”.
Forse tu sapevi difenderti meglio.
“Io
ero già bella incazzata per quello che facevano a lei”.
Lei non reagiva?
No, ha
mollato. Li ha fatti vincere”.
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